Parodontite (“Piorrea”): conosciamola meglio.

Parodontite (“Piorrea”): conosciamola meglio.

La parodontite, comunemente conosciuta come “Piorrea”, è una malattia infiammatoria multifattoriale molto comune (SESTA MALATTIA PIU’ FREQUENTE AL MONDO), che può manifestarsi in diverse forme cliniche: è provocata da alcuni ceppi batterici presenti nella placca dentaria, per effetto della quale le gengive e l’osso che circondano e sostengono i denti si infiammano e tendono a riassorbirsi.

In Italia 20 milioni di persone oltre i 35 anni di età soffrono di problemi gengivali, 8 milioni hanno la parodontite e 3 milioni sono a grave rischio di perdita dei denti.
Questa patologia, se non diagnosticata e trattata per tempo, può estendersi sempre più in profondità all’interno delle gengive e lungo le radici dei denti, dando origine a quelle che vengono definite “tasche parodontali”, provocando la distruzione dei tessuti di supporto del dente: ne consegue un progressivo aumento della mobilità degli elementi dentari, fino alla loro perdita, provocando disfunzioni masticatorie, disabilità e riduzione della qualità della vita, sia per l’alterazione estetica che si verifica, che per l’impatto sulla salute generale (diabete, malattie cardiache) e sulla vita di relazione.

Molto spesso la parodontite non provoca sintomi chiari ed evidenti e quindi può insorgere e progredire in maniera subdola.
Essa ha sempre inizio con una infiammazione delle gengive, conosciuta come “gengivite”, con arrossamento, talvolta gonfiore, sensazione di bruciore e sanguinamento durante lo spazzolamento.
Con il passare del tempo, ai sintomi e segni iniziali se ne possono aggiungere altri:
– alito cattivo
– spostamento (migrazione) dei denti
– mobilità dei denti
– retrazione delle gengive
– dolore e difficoltà durante la masticazione
– sanguinamento durante lo spazzolamento.

Il fumo, che rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per la parodontite, può, però, avere un “effetto maschera” sul sanguinamento, minimizzandolo e rendendo più subdola la progressione della malattia stessa.
La diagnosi può essere effettuata in modo semplice e poco invasivo dal dentista (attraverso un esame conosciuto come “sondaggio parodontale” e l’esecuzione di una serie di lastre) ma, purtroppo, ancora oggi, troppo spesso l’attenzione viene focalizzata alla cura dei denti, tralasciando i tessuti di supporto (osso e gengive), riducendo cosí la possibilità di esecuzione di un trattamento precoce e maggiormente efficace.
Purtroppo i media non aiutano, pubblicizzando una “automedicazione miracolosa” con collutori o dentifrici da utilizzare in caso di sanguinamento gengivale, che altro non fanno se non ritardare una visita specialistica con il medico competente, in grado di impostare un piano di trattamento individualizzato, in funzione delle diverse tipologie di patologie gengivali e del Rischio di Progressione parodontale, parametro strettamente soggettivo che condiziona fortemente l’iter di cura e di mantenimento di ogni singolo paziente.

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